intervistiamo Antonio di Pietro, ludopedagogista ed importante formatore della rete, intorno al suo libro “giardini giocosi”

Antonio, sono trascorsi due mesi dall’uscita del tuo libro “Giardini giocosi”….com’è nata l’idea?

L’idea di “Giardini giocosi” è già presente in “Giocare con niente” dove riporto diversi allestimenti “impertinenti” che possono essere predisposti all’aperto. Poi, mi sono messo a studiare il mondo delle piante da giardino e dei suoi piccoli animali. A partire dalle basi che già avevo, ho letto diversi libri, ho visto molti documentari, ho frequentato corsi e convegni, ho parlato con contadini, agronomi, entomologi… ovviamente incrociando tutto ciò con le pubblicazioni e le ricerche nell’ambito dell’outdoor education. Durante i miei viaggi per fare formazione un po’ in tutta Italia, ho cominciato a fotografare scorci di spazi esterni che mi facevano pensare (foto che si possono vedere sulle mie pagine Facebook e Istangram). Molte di queste scuole dell’infanzia fanno parte della Rete delle scuole all’aperto, che ho caldamente ringraziato in “Giardini giocosi”. Inoltre, mi sono interessato, anche visitandoli di persona, ai “giardini in movimento” (ideati da Gilles Clemént, paesaggista di fama internazionale) ovvero spazi realizzati sostanzialmente in dialogo con quanto la natura offre spontaneamente.

E poi mi dicevo: «Si parla tanto di natura, ma come la intendiamo nei giardini di servizi educativi e scuole?»

….come possiamo definire i “giardini giocosi”?

In questo libro si vuole condividere una visione che prende le distanze dall’idea che ci siamo “noi e la natura” (peraltro un approccio che sta alla base degli attuali problemi ambientali). La sguardo ecologico di “Giardini giocosi” si basa sulla consapevolezza che “noi siamo natura”. In questo libro non ci sono prescrizioni, bensì ispirazioni e aspirazioni per realizzare giardini unici e irripetibili con piante rustiche di diverso tipo e sobri allestimenti (come punti d’appoggio auto-costruiti, materiali naturali e alcuni oggetti a rotazione) in attesa della giocosità dei bambini e delle bambine. Spazi verdi, variabili e curati nel loro essere “s-composti”. Giardini in ascolto con i bisogni e le inclinazioni ludiche dei bambini. Ambienti naturali (con piante né tossiche né velenose né irritanti) e qualche allestimento da “niente”. Il tutto realizzabile a basso costo e semplice da gestire. Giardini dove giocare immersi nella bellezza di una biodiversità a portata di mano.

.chi ha letto questo libro ha apprezzato molto lo stile di scrittura e le tante idee pratiche per realizzare giardini che mettono al centro la qualità della vita ludica dei bambini e la natura. Una estrema sintesi di “Giardini giocosi”?

“Giardini giocosi” è un vero e proprio dialogo con chi si occupa di natura, sicurezza e salute. Lo stile deriva anche dall’aver messo in pratica giochi linguistici e di scrittura creativa. La prefazione è doppia, di Penny Ritscher e di Gianfranco Staccioli, importanti punti di riferimento per la mia crescita professionale e personale. A seguire c’è un prologo dove comincio a srotolare il “filo verde” dell’intero volume.Poi, inizia un cammino di sette capitoli con una costante riflessione sui significati che la giocosità può avere per i bambini riportando anche diverse osservazioni di “attimi ludenti”. Fra un passo e l’altro incontriamo la voce di pediatri che fanno chiarezza sui falsi miti intorno al tema della salute all’aperto. Inoltre, ci sono foto e illustrazioni.

Il primo passo riguarda il giocare con la terra e come auto-costruire essenziali allestimenti in conformità con le norme di sicurezza (si può fare… ce lo dice anche l’avvocato!). Il passo successivo, quello del secondo capitolo, ci porta a valorizzare le così dette “erbacce” e come queste possano cambiare il volto di un giardino in men che non si dica. Il terzo passo prende a cuore la “nascondibilità” come indicatore di qualità di un giardino, incontrando suggerimenti per realizzare “verdi ripari”. Il quarto passo, quello a metà cammino, è dedicato agli habitat dei piccoli animali (chiocciole, farfalle…) e su come incontrarli per gioco possa essere anche un’occasione per dare voce alle emozioni. Il quinto capitolo offre uno sguardo inconsueto sulle piante orticole, in ogni stagione, coltivandole dove meno te le aspetti, ricreando spazi giocosi molto suggestivi. Il sesto passo è quello che smuove un’ampia gamma di sensazioni, in particolar modo olfattive, quindi incontriamo una miriade di piante che emanano profumi e non solo… dato che si parla anche di “puzzaiuole”. L’ultimo capitolo, il settimo passo, è uno slancio, fra terra e cielo, dove s’incontrano alberi arrampicabili, che offrono doni e ossigeno anche alla giocosità dei bambini.

Dunque, giardini in dialogo ecologico, cioè realizzati con una visione divergente rispetto ai cliché dei “giardini strutturati” che veicolano il dominio dell’essere umano sulla natura. Ambienti naturali con alcuni allestimenti non prescrittivi, quindi aperti alle idee dei bambini. Giocosi a partire dal loro essere concepiti.

Realizzare giardini giocosi significa pensare spazi non per premeditati momenti di gioco, bensì per i giochi del momento che i bambini possono inventarsi grazie alle opportunità che offre l’ambiente esterno. Ovviamente è fondamentale un adulto che riconosca il profondo significato del giocare, desideroso di chiedersi «Vediamo oggi cosa s’inventano!» e intenzionato a narrare i significati del gioco per l’infanzia.

I bambini sono alla continua ricerca di ciò che non si aspettano, del resto la giocosità è un’autonoma spinta motivazionale che porta a ricercare l’inatteso. E ciò è uno dei motivi per cui il gioco è crescita, è nuove conoscenze.

Se il gioco è una ricerca di novità, allora i giardini giocosi, nel loro favorire ciò che non ti aspetti, sono ambienti disponibili a molteplici prese d’iniziativa di bambini e bambine. Insomma, spazi belli ad intensa potenzialità ludica.

….. se desiderate leggere oltre l’intervista, una nostra recensione pedagogica di “Giardini giocosi”, la trovate al link: https://www.giardinibambini.com/post/giardini-giocosi-di-antonio-di-pietro

Ed ecco le persone con le quali ho dialogato, collaboratori e collaboratrici che hanno
offerto un prezioso e fondamentale contributo per la stesura di “Giardini giocosi”:
Agabio Giacomo (ingegnere dell’ambiente e delle risorse), Antolini Pietro (guida
ambientale escursionistica e atelierista), Bertoncini Emilio (agronomo e guida
ambientale), Bianucci Elena (naturalista e guida ambientale escursionistica), Boni
Simone (illustratore), Bordoni Gabriele (avvocato), Curcio Sabrina (perito agrario e
educatrice), Di Già Ivan (naturalista e fotografo), Donati Paolo (agronomo ed
educatore ambientale), Ermini Paolo (fotografo), Gallo Giovanni (medico di salute
pubblica), Lami Federica Irene (esperta in sicurezza delle aree gioco), Mancini
Christian (ecologo e formatore esperienziale), Mazzoni Matteo (dottore forestale e
architetto del paesaggio), PuMP – Pediatri per un Mondo Possibile (Ilaria Mariotti,
Annamaria Sapuppo, Angela Pasinato, Sabrina Persia, Laura Reali, Pietro Rossi,
Giacomo Toffol, Elena Uga), Rapisardi Gherardo (pediatra e neonatologo), Ricciardi
di Gaudesi Andrea (illustratore scientifico), Ritscher Penny (formatrice prima
infanzia), Staccioli Gianfranco (docente dell’Università di Firenze e presidente della
Federazione italiana dei CEMEA), Stefano Sturloni (naturalista e educatore), Stefano
Talia (arborista), Silvia Valbruzzoli (fotografa ed educatrice).